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Super Trofeo Stories: L’incredibile storia di AJ Muss

30 Novembre 2023

Aaron “AJ” Muss è incredibilmente attratto dalle attività con un alto tasso di adrenalina. Quando non fa paracadutismo nel suo tempo libero, è al volante di una Lamborghini Huracán Super Trofeo EVO2, cercando di scalare le classifiche nel campionato Nord America. Questo sarebbe tutto, se non fosse che Muss ha vissuto una vita sorprendente prima di arrivare a sedersi su una vettura da corsa.

Nato nel New Jersey ma cresciuto nel Colorado, ha sempre praticato sport invernali quali lo snowboard, arrivando a gareggiare due volte nei campionati mondiali e disputando le Olimpiadi del 2018 nella disciplina dello slalom parallelo. Prima di questo, un’esperienza traumatica ha rischiato di costargli la vita. Infatti, il ventottenne fu vicino alla morte nel 2014, quando un intervento di routine non andò per il meglio.

«Legalmente sono morto e mi hanno dovuto rianimare», racconta Muss. «Ho avuto complicazioni post-operatorie per un intervento alla spalla, dopo il quale sono si è verificato un edema post-operatorio. In parole povere, avevo un buco nel cuore, che non si sa come si fosse formato e, di conseguenza, i polmoni mi si sono riempiti di liquido. Quando vedono persone così giovani credo che i soccorritori presumano che si tratti di un’overdose o qualcosa di simile. Quando sono arrivati, infatti, hanno cercato di farmi vomitare qualsiasi droga avessi in circolo, ma non c’era nulla da espellere, e questo mi ha fatto finire del vomito nei polmoni. Ciò mi ha causato una polmonite fulminante e ha fatto sì che mi trasportassero d’urgenza al centro traumatologico di Brecon Ridge, in Colorado, a circa 2100 metri di altezza. Essere in deficit di ossigeno a quell’altitudine è una normalità, figurarsi in quelle condizioni. Fu come una tempesta perfetta e non poterono curarmi».

Si decise quindi di provare a trasportare Muss in un ospedale locale a Denver, ma il tempo inclemente rese improvvisamente troppo pericoloso il volo dell'elicottero, lasciando l'ambulanza come unica alternativa. Arrivò così all’Ospedale di Denver e lì il suo cuore si fermò. Dopo la rianimazione, gli venne indotto il coma farmacologico per poter riportare l’ossigeno a livelli accettabili all’interno del suo sistema. «Era come se stessi morendo lentamente», ricorda AJ. «Andai in arresto cardiaco e dopo mi rianimarono. Stetti in coma per circa un mese». Muss partecipò alla Coppa del Mondo FIS di Snowboard in Europa e aveva appena terminato la sua stagione in Germania, dopo aver riportato una lussazione ad una spalla durante una gara di slalom gigante parallelo. L'intervento si rese necessario per consentire a Muss di riprendere rapidamente gli allenamenti nella stagione estiva, in modo da poter tornare alle competizioni senza gravi ritardi. Questa scelta gli costò quasi la vita.

Prendendo le sue stesse parole, Muss è «un libro aperto» e non ha esitato a ricordare questo brutto periodo della sua vita. Anzi, è proprio questo dramma che ha avuto un grande impatto positivo sul suo approccio alle competizioni sportive di alto livello e alla sua visione in generale. «Ad essere onesto, vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo», ammette Aaron. «Quello che è successo ha migliorato il mio modo di approcciarmi alla vita, cambiando anche le mie prospettive mentali su tutto. Prima dell'incidente ero un buon snowboarder, ma dopo sono diventato uno dei grandi perché la mia mentalità è cambiata. Nello sport, è vero che bisogna avere gli attributi fisici, ma per il 70% o 80% si tratta di uno stato mentale. Ho smesso di preoccuparmi delle piccole cose e sono riuscito a concentrarmi sulle cose necessarie per essere il miglior atleta possibile e raggiungere i miei obiettivi. Quando sono tornato, non mi sono preoccupato delle conseguenze e per questo ho finito per vincere più gare di qualsiasi altro americano in Coppa del Mondo».

Il cambio di atteggiamento che Muss ha dovuto adottare lo ha aiutato a raggiungere la sua più grande impresa: rappresentare il suo Paese alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, nel 2018. «Le Olimpiadi non mi definiscono come persona, ma definiscono i miei risultati e i miei sforzi», dice Muss. «Il sostegno che ho ricevuto dalla mia famiglia e dai miei amici mi ha permesso di andare là e di godermi il momento per ciò che era. Ripensandoci, è stato un grande onore rappresentare gli Stati Uniti al meglio delle mie possibilità. È stato il momento più alto e più basso della mia carriera, perché l'avevo costruita come una cosa straordinaria e quando non ho ottenuto il risultato che volevo, è stata dura per me. Nonostante ciò, non cambierei nulla. Disputare la propria gara alle Olimpiadi è una cosa, ma il momento più bello è stato camminare durante la cerimonia di apertura, insieme alla bandiera e a tutta la mia nazione. È stato il culmine di venti anni di lavoro e di sforzi».

La frustrazione di Muss per il suo viaggio olimpico è forse una di quelle che tutti noi possiamo immaginarci. AJ era terzo e in una posizione utile per ottenere la medaglia di bronzo dopo la prima delle due manche dello slalom gigante parallelo, quando una caduta nella seconda manche gli ha impedito di salire sul podio. Dopo aver raggiunto il suo personale apice sportivo, Muss ha deciso di porre fine alla sua carriera di snowboarder. I ricorrenti infortuni alla schiena e l'avanzare dell’età stavano rendendo complicata la sua carriera di atleta d’élite sempre più dura. Aveva bisogno di una nuova sfida e l'ha trovata rapidamente con il motorsport nel 2020. «Mi sono rotto la schiena un paio di volte e ho pensato che con il passare degli anni avrei dovuto lasciare. Così ho pensato che le corse potessero essere meno stressanti per il mio corpo. Mi sono sempre piaciute le auto e ho avuto l’opportunità di correre. Inizialmente ho fatto un test con una vettura TCR, dopo sono riuscito a mettere insieme un budget consistente per correre. Per fortuna ce l’ho fatta, non avrei mai potuto lavorare in ufficio!», confessa AJ.

Muss ha corso nell'IMSA Michelin Pilot Challenge nella classe TCR e, in breve tempo, è passato alle gare GT, disputando tre gare del Lamborghini Super Trofeo North America alla fine della scorsa stagione. Il suo inizio in questo campionato è stato incredibile, trionfando alla sua prima gara nella categoria Am al NOLA Motorsports Park, in Louisiana. Da quel momento in poi è stato un crescendo, che ha permesso a Muss di concludere la stagione 2023 al quarto posto tra gli Am, nonostante abbia saltato le ultime due gare del campionato Nord America a Vallelunga, in novembre. «La differenza più grande per me con il Super Trofeo è il ritmo con cui tutto avviene ora», dice Muss. «Le vetture TCR sono fantastiche, ma tutto avviene molto più lentamente, mentre la vettura del Super Trofeo è incredibile, ha così tanta potenza. L’adoro, adoro l'adrenalina che si prova guidandola per cinquanta minuti di fila. È un mostro di potenza e per essere veloce devi essere davvero al limite, a volte anche un po’ oltre. Per me questa è la parte migliore delle corse automobilistiche. Quando si lotta lo si fa sia contro gli altri piloti, sia contro la pista, ma anche contro la stessa auto. Quest’anno sono riuscito a conquistare un discreto numero di podii, sono contento di quello che ho raggiunto finora. Non vedo l’ora di passare alla categoria Pro-Am o alla Pro per la prossima stagione!».

Questa ambizione non deve sorprendere. AJ Muss non fa mistero della volontà di salire fino all’apice del Super Trofeo Nord America. È il marchio di fabbrica di chi è cresciuto con le competizioni di alto livello nel sangue.

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