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Super Trofeo Stories: Chloe Chambers e Ian Porter
A Road America per Chloe Chambers e Ian Porter è arrivata la loro prima vittoria nella classe Pro-Am. Un risultato straordinario, con cui sono riusciti ad interrompere l’egemonia del binomio del Wayne Taylor Racing formato da Danny Formal (campione IMSA nella classe GTD e tre volte vincitore del titolo Pro del Lamborghini Super Trofeo North America) e Graham Doyle, campione Am 2025 nella stessa serie.
Una stagione in crescendo per il binomio del RAFA Racing Team, in lotta per il secondo posto in campionato fino all’ultimo appuntamento di Monza.
“È stato davvero difficile - ammette Chambers -. La mia esperienza in GT era abbastanza limitata. Per chi proviene dalle monoposto come me è un mondo molto diverso di quanto si possa immaginare e ho quindi dovuto adattarmi”.
“Le mie prime impressioni al volante della Lamborghini del Super Trofeo? Sinceramente, mi sono sentita completamente spaesata - ha proseguito -. Queste vetture hanno molta più potenza di qualsiasi altra avessi guidato prima e un carico aerodinamico maggiore, ma la differenza principale era nelle sensazioni e nella necessità di abituare il mio corpo al modo in cui la macchina si muove sotto di te. Nel corso della stagione ho acquisito sempre più confidenza con la vettura, migliorando giro dopo giro”.
Chambers ha trascorso i primi anni della sua carriera correndo in kart negli Stati Uniti, prima di attraversare l’Atlantico e approdare in Europa, dove ha fatto il suo passaggio in auto. È qui che ha espresso appieno il proprio potenziale, vincendo tre gare della F1 Academy e chiudendo al terzo posto il campionato nel 2025.
Pur essendo alla sua prima esperienza con la Huracán Super Trofeo da 620 CV, Chambers era alla fine la più esperta dell’equipaggio in cui è stata affiancata da Porter, videogamer professionista ed ex campione del mondo di Call of Duty, anche lui alla prima stagione con la Lamborghini.
Porter, meglio conosciuto nel mondo del gaming come Crimsix, è il giocatore più titolato di Call of Duty, con 38 vittorie nei principali tornei e tre titoli mondiali. Nel 2023 è passato al sim racing, prima di approdare all’automobilismo reale l’anno successivo.
“Sono competitivo per natura, quindi sono riuscito a trasferire questo aspetto del mondo del gaming alle corse - racconta Porter -, ma qui è quasi tutto diverso. Ho anche dovuto rimettermi in forma, perché per tanti anni il mio lavoro era stato letteralmente stare seduto a giocare, continuamente, per ore e ore. Raggiungere la condizione fisica necessaria per guidare queste vetture ha rappresentato una grande sfida”.
“Il primo anno in cui ho corso in auto sono rimasto piuttosto sorpreso dalla mia velocità: ero più rapido di alcuni piloti professionisti che lavoravano come coach - ha proseguito -. Entrare in questo mondo e rendermi conto di essere abbastanza bravo mi ha dato molta fiducia. Il mio debutto nel Super Trofeo però ha cambiato il mio approccio, perché questa è di gran lunga la vettura più potente che abbia mai guidato. Il team cercava di spiegarmi che si guida come un kart, ma io non avevo mai corso con i kart né niente di simile, quindi quel paragone per me non significava assolutamente nulla. La cosa più difficile da capire è stata quanto bisognasse girare il volante per far ruotare la vettura: ha la potenza e il comportamento di un’auto da corsa, ma richiede angoli di sterzo da vettura stradale. Per abituarmi c’è voluto tempo”.
In breve tempo Chambers e Porter si sono ritrovati a lottare nelle posizioni di vertice della classe Pro-Am. Dopo un difficile appuntamento inaugurale a Sebring, il primo podio è arrivato in Gara 2 a Watkins Glen, prima della svolta a Road America.
“Conquistare quella prima vittoria è stato speciale - racconta Porter -. Devo ammettere che avevo combinato un mezzo guaio: ero partito bene e avevo guadagnato tre o quattro posizioni, ma nel corso del primo giro ho avuto un contatto mentre lottavo con un altro pilota, sono finito in testacoda e sono precipitato in fondo. A quel punto provavo un misto di rabbia e determinazione. Sapevo che sarebbe stato difficile recuperare il tempo perso, ma mi sentivo bene e ho dato tutto durante il mio stint. Sapevo che, quando raggiungevo delle vetture più lente, non potevo perdere troppo tempo dietro e dovevo passarle il prima possibile per dare una possibilità a Chloe. E così siamo ritornati in corsa per la vittoria. Una mano ce l’ha data infine anche la neutralizzazione che si è resa necessaria prima dell’apertura della finestra dei pit stop, perché quando ci siamo fermati eravamo a ridosso dei primi della Pro-Am”.
Con Chambers rientrata in pista in quarta posizione, tutto era ancora in ballo. Durante il suo stint, con Formal relegato dietro da un drive-through, l’americana ha raggiunto e superato in sequenza Angelo Dinkov, Paul Nemschoff e infine Seth Henry, portandosi al comando a circa sei minuti dalla fine.
“Stavo semplicemente guidando al massimo - ha spiegato -. Non avevo neppure idea che fossimo in lotta per la vittoria. Quando mi hanno detto che ero in testa alla gara, ho risposto: Che cosa? Davvero, non riuscivo a crederci. Ma sapevo di essere veloce e il distacco dalla vettura di testa si riduceva a ogni giro. È stato un finale incredibile, soprattutto considerando quanto fossimo indietro dopo il primo giro”.
Una vittoria importante, considerando che nessun altro equipaggio Pro-Am era riuscito a battere Formal e Doyle nel corso della stagione. Un successo che ha inoltre consentito a Porter e Chambers di risalire quarti in classifica, dando loro una concreta possibilità di chiudere il campionato in seconda posizione.
Un difficile fine settimana a Monza, nel sesto e conclusivo round, ha tuttavia impedito che la loro stagione d’esordio si concludesse come avrebbero voluto. Il ritiro in Gara 2 li ha estromessi dalla lotta, mentre un incidente nelle qualifiche delle Lamborghini World Finals ha messo prematuramente fine al loro 2026.
“Quando Chloe ha tagliato il traguardo, in realtà ho provato emozioni contrastanti - ha raccontato Porter -. Da una parte eravamo felici per la vittoria, ma allo stesso tempo ero ancora deluso da me stesso per l’errore commesso nella prima parte di gara. E poi c’è anche il fatto che Danny e Graham hanno ricevuto una penalità: senza quella, probabilmente avrebbero vinto loro. Il nostro obiettivo, quindi, era conquistare una seconda vittoria, ma questa volta battendoli in pista”.
Per Chambers, Monza rappresentava non soltanto la possibilità di correre su uno dei circuiti più famosi al mondo, ma anche l’opportunità di dimostrare ciò che le donne al volante possono fare confrontandosi con i migliori piloti del monomarca. E sebbene il fine settimana non sia andato secondo i piani, l’americana ha accolto con entusiasmo l’occasione di guidare per la prima volta la Super Trofeo su un tracciato storico come quello brianzolo, proprio nel weekend che ha segnato l’ultima apparizione nel Super Trofeo della Huracán.
“Non vedevo davvero l’ora di andare a Monza. Sarebbe stata la mia prima volta lì, e anche la mia prima volta in assoluto in Italia - ha aggiunto Chloe -. Quando correvo in F1 Academy, Monza non era in calendario. Una sfida che ero davvero entusiasta di affrontare”.
La presenza femminile è ormai una consuetudine per il RAFA Racing Team: Jem Hepworth ha vinto in classe Am al fianco di Lindsay Brewer nel 2025 e, nell’appuntamento inaugurale del 2026, ha fatto coppia con Tatiana Calderón, prima che un infortunio la costringesse a saltare tre appuntamenti.
Chambers ritiene che la propria esperienza in F1 Academy e il legame con il RAFA Racing Team possano contribuire a dare maggiore visibilità ai percorsi di carriera alternativi a disposizione delle pilote, oltre alla filiera che conduce alla Formula 1.
“Soprattutto grazie alla F1 Academy - sostiene - molte ragazze stanno cominciando a ottenere quella visibilità che permette loro di passare ad altre categorie. Ed è anche uno dei motivi per cui sono tornata negli Stati Uniti per correre nel Super Trofeo. RAFA Racing ha fatto un ottimo lavoro nel promuovere non soltanto le donne, ma in generale i piloti nei quali intravede del potenziale. Ho quindi utilizzato la F1 Academy come una sorta di trampolino di lancio per accrescere la mia visibilità e farmi conoscere un po’ di più, così da poter essere qui nel Super Trofeo quest’anno”.