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Getting to Know: Luca Engstler

6 Agosto 2025

Luca Engstler è sempre stato innamorato del motorsport. Fin da bambino, da quando ha memoria. Non è difficile capirne il motivo, essendo figlio di Franz Engstler, pilota automobilistico e fondatore del Team Engstler.

Il cognome Engstler è ormai sinonimo di successo, che si tratti di vetture turismo o di gare GT, e porta con sé grandi aspettative.
Il più recente pilota entrato tra i Factory Driver Lamborghini, però, non ama vivere di ricordi. Luca vuole disegnare il suo percorso personale nel mondo del motorsport, imparando dai migliori del settore.

Campione affermato nel turismo, Engstler ha seguito le orme del padre in maniera naturale. Ha solo 25 anni, ma nonostante la giovane età ha già conquistato una delle grandi classiche del panorama GT3, vincendo a giugno la 24 Ore di Spa insieme ai compagni del Grasser Racing Team, Jordan Pepper e Mirko Bortolotti.

Ambizioso, appassionato di calcio e dipendente da Call of Duty, conosciamo meglio Luca Engstler.

Tuo padre ha corso per molti anni: si può dire che il motorsport scorra nel tuo sangue?

«Al 100%. Ho seguito mio padre in giro per l’Europa con il camper, insieme a mia madre, per tutte le gare. Sono andato pochissimo all’asilo, ero sempre su qualche pista in giro per il mondo. Penso fosse inevitabile che finissi per correre anche io. Come molti piloti, ho iniziato con i kart, poi in Formula 4 e successivamente nel turismo, dove ho passato gran parte della prima fase della mia carriera».

Sei di Kempten, in Germania, la stessa città dove ha sede Abt Sportsline. È sempre stato un sogno correre per questo team?

«Penso sia sempre stata per me la scelta logica collaborare con loro, perché vivo molto vicino alla sede del team. Correre con loro nell’NLS e nella 24 Ore del Nürburgring quest’anno è stata un’opportunità incredibile per me, ed è fantastico essere ora con loro e con Lamborghini».

Quanto stai imparando dai Factory Driver Lamborghini più esperti quest’anno?

«Tantissimo. Negli ultimi anni ho corso molte gare, ma bisogna considerare che persone come Mirko Bortolotti, Jordan Pepper e Franck Perera corrono da una vita con questa macchina. Sento di avere ancora molto da imparare, ho tanta strada davanti. Mi hanno aiutato in molti aspetti: non solo sul giro veloce e su come tirare fuori il massimo dall’auto, ma anche su come affrontare i weekend di gara, cercando di massimizzare ogni sessione, ogni corsa, sempre. Devo ancora abituarmi a questo, soprattutto perché ho tante piste nuove quest’anno, come Monza e Le Castellet. La cosa più importante è essere costanti e fornire sempre prestazioni ad alto livello. Loro mi stanno aiutando molto a raggiungere questo obiettivo».

Qual è stata la sfida più grande per te passando alle gare endurance?

«Sicuramente condividere la macchina era la cosa che più volevo fare. Correre da solo nel DTM è stato molto utile per me per conoscere la vettura e lavorare sull’assetto adatto al mio stile di guida, ma c’è qualcosa di speciale nel condividere l’auto. Ricevo molto supporto dai miei compagni ed è tutta una questione di compromesso: trovare un assetto che funzioni per tutti e tre i piloti e partecipare ai briefing. Ma, sinceramente, con Mirko e Jordan puoi dare loro qualsiasi cosa e trovano comunque il modo di essere veloci. Quindi si tratta solo di arrivare al loro livello».

Che sensazioni provi a far parte del roster dei Factory Driver Lamborghini?

«È difficile da spiegare a parole. Quando inizi a correre sogni sempre, un giorno, di lavorare e correre per un costruttore nel ruolo di pilota ufficiale. È un onore far parte del programma Lamborghini. La storia e le emozioni che questo marchio trasmette sono incredibili. Quando correvo nel turismo, non avrei mai pensato di poter entrare a far parte di Lamborghini. Era un marchio così diverso e sembrava irraggiungibile. Due anni fa, quando ho iniziato con le vetture GT3, l’accordo con Lamborghini per il DTM è stato qualcosa dell’ultimo minuto. Non avevo molta intenzione di spingere per diventare pilota ufficiale, pensavo fosse una cosa riservata solo alle superstar. Quindi non era nei miei piani, ma la prima stagione in DTM è andata bene e mi ha fatto conoscere un po’ nell’ambiente. È incredibile quanto si muovano velocemente le cose nel motorsport».

Fuori dalla pista, cosa fai nel tempo libero?

«Sono molto coinvolto nell’azienda di famiglia, il Team Engstler, che gareggia nell’ADAC GT Masters con Lamborghini. Solitamente sono il primo ad aprire e l’ultimo a chiudere l’officina; quindi, non ho molto tempo libero al di fuori delle mie corse. Ma è ciò che amo, è quello che mi permette di staccare dalla vita da pilota e di vedere l’altra faccia del motorsport. Ho responsabilità diverse, mi permette di stare nello stesso ambiente ma con un punto di vista differente, e questo mi dà molta soddisfazione. Ho rilevato l’azienda da mio padre due anni fa, quindi faccio un po’ di tutto ed è ancora una scuderia a gestione familiare. Data la dimensione della squadra, faccio di tutto: dallo scaricare i camion al firmare contratti con piloti e sponsor. Questo mi aiuta a capire anche il lato business del motorsport, come funzionano le sponsorizzazioni e tutto il resto. Mi dà una visione d’insieme».

Fai molto allenamento al simulatore prima dei weekend di gara?

«A dire il vero, l’unico simulatore che uso è Call of Duty! Non ci sono molte competenze trasferibili nelle corse da lì… Ma è sicuramente un modo per staccare e rilassarmi un po’!».

Reduce dalla prima vittoria nella Sprint Cup del GT World Challenge Europe, conquistata insieme a Jordan Pepper a Magny-Cours lo scorso weekend, Luca Engstler tornerà in pista già durante questo fine settimana al Nürburgring, per la quinta tappa del DTM.

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