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Getting to Know: Franck Perera

Dopo un brillante inizio di carriera nel karting a livello internazionale, Franck Perera è stato protagonista in monoposto prima di iniziare, nel 2018, la propria strada con Lamborghini Squadra Corse. Tra i suoi rivali il pilota francese ha avuto in passato i campioni del mondo di Formula 1 Nico Rosberg e Lewis Hamilton e si è distinto sia in Europa che negli Usa. Il suo percorso non è stato però privo di ostacoli. Le cose non sempre hanno girato dalla sua parte e, in più di un'occasione, le circostanze lo hanno costretto a cambiare direzione. C'è però una costante che non è mai venuta meno: la sua dedizione e il suo impegno nel valorizzare al massimo il proprio straordinario talento.

Dalla vittoria all'esordio con Lamborghini nella 24 Ore di Daytona al primo storico successo della Casa di Sant'Agata Bolognese nel DTM, fino al trionfo nella Petit Le Mans in classe GTD Pro, Perera vanta un impressionante palmarès in GT.

Come ti sei avvicinato alle corse?
“Avevo circa sette anni. Mio padre mi portò sulla pista di kart del paese semplicemente per provare. Lì c'era una persona che lavorava nell'impianto e si accorse subito che avevo una certa predisposizione al volante, così decise di darmi una mano. Mio padre mi spinse molto a iniziare a correre e i risultati arrivarono subito: vinsi il campionato francese. Successivamente chiusi secondo nel Campionato del Mondo e, all'improvviso, ricevetti una chiamata da Toyota che, proprio in quel periodo, stava avviando il proprio programma giovani. Mi invitarono a svolgere dei test in Formula Renault insieme ad altri piloti selezionati, tra cui Robert Kubica, Ryan Briscoe, Felipe Massa e altri ancora. Vinsi quella selezione e firmai un contratto a lungo termine per proseguire la mia carriera nelle monoposto. Il livello era altissimo, come dimostrano le carriere che molti di quei piloti hanno poi avuto. I miei avversari erano Nico Rosberg, Maro Engel e Lewis Hamilton”.

Il passo successivo ti portò ancora più vicino alla Formula 1. Qual è stato il momento che ha cambiato il corso della tua carriera?
“Nel 2003 vinsi il campionato italiano di Formula Renault, che all'epoca era considerato il migliore d'Europa. L'anno seguente disputai la Formula 3 Euro Series, chiudendo quarto in classifica e conquistando la pole position nel Bahrain Super Prix. Fu l'unica volta che corremmo in Bahrain, ma adorai subito quel circuito. Partii dalla pole, ma rimasi fermo al via e precipitai in fondo al gruppo. Riuscii a rimontare fino al quarto posto, prima che Lucas di Grassi mi buttasse fuori all'ultimo giro. In quel periodo correvo contro Nico Rosberg e Lewis Hamilton e riuscivo a essere molto competitivo. Alla fine del 2004 diventai anche collaudatore di Formula 1 con Toyota. La squadra mi sostenne per affrontare nuovamente la Formula 3 Euro Series nel 2005 e poi la GP2 nel 2006. La stagione in GP2 fu piuttosto complicata, ma a Monaco arrivai secondo dietro a Hamilton. Su quel circuito fui praticamente l'unico in grado di metterlo davvero sotto pressione, e questo fu per mw motivo di grande soddisfazione”.

Dopo le monoposto sei passato alle GT. È stata una transizione naturale?
“Quando terminò il mio contratto con Toyota, ebbi l'opportunità di restare in GP2 con un'altra squadra. Tuttavia lo sponsor preferì ingaggiare Antonio Pizzonia, ex pilota Williams, semplicemente perché era più conosciuto di me. Dopo sole tre gare però lo sostituirono. Mi sono trovato troppe volte nel posto sbagliato al momento sbagliato ed è anche per questo che decisi di trasferirmi negli Stati Uniti. Lì corsi nella Champ Car Atlantic, un campionato molto interessante, perché vincendo si otteneva anche un importante premio economico. Purtroppo, però, la Champ Car si fuse con la IndyCar e poi arrivò la crisi finanziaria del 2008 che mi costò il sedile. Poco tempo dopo smisi completamente di correre”.

Che cosa ti ha convinto a scegliere Lamborghini?
“Ero in contatto con una squadra che collaborava con diversi costruttori. Corsi con loro per alcuni anni e poi iniziai a ricevere proposte da vari marchi, tra cui Lamborghini. Scelsi Lamborghini perché era impegnata in numerosi campionati. Inoltre, avevo già lavorato con team italiani in passato e il marchio stava investendo sempre di più nelle competizioni GT. Il mio esordio non avrebbe potuto essere migliore: vincemmo subito la 24 Ore di Daytona nel 2018”.

Quali sono stati i momenti più belli vissuti con Lamborghini?
“Sicuramente quella di Daytona è stata un'esperienza straordinaria, anche perché rappresentava il mio ritorno negli Stati Uniti. È un circuito davvero speciale. Non eravamo i più veloci, ma siamo stati estremamente costanti per tutta la gara e questo ci ha permesso di vincere. In questi nove anni ci sono stati tanti alti e bassi. La pole position alla 24 Ore di Spa del 2024 è stata qualcosa di incredibile: conquistare la Superpole e stabilire il record della pista a quarant'anni è stato davvero speciale. Anche il successo nella Petit Le Mans del 2024 è stato straordinario, soprattutto perché arrivava dopo un periodo complicato. È stata una vittoria sofferta, conquistata con grande determinazione. La mia prima vittoria nel DTM è stata altrettanto importante, perché rappresentava anche il primo successo assoluto di Lamborghini nel campionato. Anche la stagione nel WEC è stata molto positiva: mi ha permesso di scoprire circuiti nuovi come Fuji, San Paolo e Le Mans. E a Spa sono rimasto al comando della gara fino all'ultimo giro”.

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