NEWS

Getting to Know: Marco Mapelli

28 Gennaio 2026

Sarebbe quasi riduttivo dire che Marco Mapelli abbia avuto un ruolo importante nel successo di Lamborghini Squadra Corse. Il lavoro che ha svolto a partire dal 2017 si può definire senza dubbi determinante, ma lui stesso farebbe fatica ad ammetterlo con facilità.

Membro imprescindibile del gruppo dei Factory Driver, Mapelli ha contribuito ad alcune delle vittorie più significative nella storia GT3 di Lamborghini, in particolare conquistando nel 2019 tutti e tre i titoli del GT World Challenge Europe (Overall, Endurance Cup e Sprint Cup) insieme ad Andrea Caldarelli.

Classe 1987, ha collezionato podi alla 24 Ore di Daytona e alla 12 Ore di Sebring, oltre a competere in numerosi campionati GT3, dal GTWC al GT Masters fino al DTM. A differenza di alcuni suoi colleghi, Mapelli è più a suo agio lontano dai riflettori: difficilmente lo sentirete menzionare, ad esempio, il suo record sul giro al Nürburgring Nordschleife stabilito nel 2018 al volante di una Lamborghini Aventador SVJ. Tranquillo Marco, ci pensiamo noi!

Il pilota lombardo si è affermato giorno dopo giorno come uno dei pilastri su cui si fonda l’attuale Squadra Corse. È un vincente, una figura di riferimento affidabile nello sviluppo e nei test di nuove vetture come la Temerario GT3, oltre che un mentore per le nuove generazioni all’interno del Lamborghini Super Trofeo Junior Programme.

Ma quali sono le caratteristiche che rendono Marco Mapelli… il “nostro” Marco Mapelli? Scopriamolo.

Qual è il tuo primo ricordo legato al motorsport e perché hai deciso di iniziare a correre?

«Ricordo che andai con la mia famiglia su una pista di kart a noleggio nel 1993. Era solo per divertimento, non ho molti altri ricordi di quel giorno. Il giorno dopo, però, disputai la mia prima gara con un mini-kart ed è stato davvero divertente.

Qualche anno più tardi, nel 1997, iniziai a correre in modo più serio. In Italia bisogna avere almeno dieci anni per gareggiare a livello nazionale, così cominciai a correre con mio padre e mio zio; all’epoca era poco più di un divertimento del fine settimana. Non avevamo una tradizione familiare nel motorsport, quindi non avevamo nessun obiettivo preciso.

Il motorsport mi coinvolse sempre di più emotivamente: invece di giocare a calcio o fare altro, mi divertivo molto di più a correre».

Quando hai capito che il motorsport poteva diventare il tuo lavoro?

«È sempre difficile parlare di “carriera”, perché vivi molto il presente. Non pensavo troppo al futuro: dal punto di vista economico eravamo una famiglia normale, senza possibilità di finanziare autonomamente i programmi corse. Dovevamo sempre affidarci a finanziamenti esterni. Fui contattato da un’azienda di kart che mi chiese di correre per loro, ma anche quello non fu semplice, perché dovevo dimostrare continuamente di meritare quel posto.

Per me fare il pilota professionista non è mai stato un sogno: già allora ero felice di poter correre come pilota ufficiale nei kart senza dover pagare nulla. Anzi, ricevevo anche un piccolo compenso.

Venendo da un piccolo paese e facendo ciò che mi piaceva - non mi piace chiamarla carriera – era già come vivere un sogno. Gareggiavo in tutto il mondo con piloti come Nico Hülkenberg, Sebastian Vettel e anche il mio futuro compagno in Lamborghini Squadra Corse Edo Mortara.

Poi, a un certo punto, mi svegliai dal sogno: alla fine del 2003 cambiai costruttore, capendo quanto possa essere duro il motorsport, perché il team al quale mi affidai chiuse. Così, invece di cercare un altro costruttore, presi la licenza per le auto passando alle monoposto. Capii subito quanto sia difficile, dal punto di vista economico, entrare nel team giusto con la macchina giusta».

Guardando al tuo percorso in Lamborghini, qual è stato il momento più significativo da pilota ufficiale?

«Ogni volta che otteniamo un buon risultato, sia in pista sia sul fronte delle vendite delle vetture stradali, è una grande soddisfazione. In pista, ogni volta che vado bene o vinco una gara, è un modo per restituire qualcosa al team, perché Lamborghini ripone molta fiducia in me.

A livello personale, la vittoria di tutti e tre i titoli del GT World Challenge Europe nel 2019, qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima, né ha fatto dopo, è stata la più appagante. Vincere è ovviamente la cosa più importante, ma c’è sempre un insieme di fattori da mettere insieme.

Nel 2024 abbiamo chiuso a pochi punti dai vincitori del titolo e nel 2025 Lamborghini ha vinto la 24 Ore di Spa con pochissimi problemi alla vettura. È sempre un lavoro di squadra, e vedere che tutto l’impegno viene ripagato è il risultato più grande».

Sei stato molto coinvolto nello sviluppo della Temerario GT3: cosa cerchi quando si costruisce una vettura partendo da zero?

«L’aspetto principale nello sviluppo della Temerario GT3 è stato renderla più facile da guidare, soprattutto per i clienti futuri. Con la Huracán avevamo spinto il progetto verso una finestra operativa molto stretta, rendendo più facile perdersi nella gestione del setup e anche nella guida.

Questo era un punto che volevamo migliorare: comfort nell’abitacolo, flussi d’aria, una vettura più semplice da gestire. Anche il motore fa una grande differenza nella guidabilità: avere un turbo invece di un aspirato significa dover gestire molto di più la coppia, ma consente anche di utilizzare meno la pista: oggi bisogna stare molto più attenti sui cordoli.

Dal punto di vista meccanico abbiamo cercato di ampliare la finestra di guidabilità e di assetto, in modo che anche stili di guida diversi possano adattarsi alla vettura senza troppe difficoltà».

Lontano dalle corse, come trascorri il tuo tempo libero?

«Tra gare e test, il tempo libero non è moltissimo. Onestamente mi piace rilassarmi e stare a casa, perché passo gran parte del mio tempo su aerei o in hotel. Mi piace molto andare in bici e trascorrere tempo con la mia famiglia e con le persone che sentono la mia mancanza quando sono via. Non è facile staccare completamente la mente dal lavoro, ed è qualcosa su cui devo ancora migliorare».

NOTIZIE COLLEGATE

Lamborghini annuncia i vincitori degli Young Driver Programs 2025 e promuove factory driver Mattia Michelotto e Maximilian Paul