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Conosciamo Hugo Cook, vincitore del GT3 Junior Shootout

Il programma Lamborghini Young Driver Programs rappresenta un'opportunità per i giovani talenti che aspirano a diventare un giorno piloti ufficiali della Casa di Sant'Agata Bolognese. A conquistare il primo posto nel GT3 Junior Driver Shootout, disputato lo scorso novembre a Misano Adriatico, è stato un pilota il cui talento e la cui maturità sorprendono, considerando i suoi appena 21 anni.

Vincitore di una gara e vicecampione nella British GT Championship dello scorso anno con Barwell Motorsport, Hugo Cook ha già accumulato una notevole esperienza al volante della Lamborghini Huracán GT3 EVO2, nonostante una carriera ancora agli inizi.

Con due partecipazioni alla 24 Ore di Spa, due stagioni nel GT World Challenge Europe e una solida esperienza nel campionato britannico, Cook si presenta come uno dei piloti più interessanti per Lamborghini in vista della prossima stagione.

Nel 2026 tornerà a competere nel campionato nazionale britannico come parte dell'attacco a tre vetture schierato da Barwell Motorsport, con un obiettivo ben preciso: conquistare il titolo assoluto e aggiungere altre vittorie al suo palmarès.

Che cosa ha significato vincere il GT3 Junior Driver Shootout?

«Vincere lo Shootout è stata una sensazione fantastica. È un momento di grande orgoglio per me, soprattutto perché ci si confronta con tanti piloti di altissimo livello. È stato un evento davvero bello e mi sono divertito molto.
Naturalmente volevo fare bene e, per questo, prima dell'inizio ero piuttosto nervoso. Avevo però un'idea di come si sarebbe svolta la giornata; quindi, sapevo più o meno cosa aspettarmi. Mi avevano detto che ci sarebbe stata una sessione di prove seguita da una simulazione di qualifica, ma non conoscevo il numero di giri, la durata dello stint né il formato preciso della prova.
Inoltre, gli pneumatici erano diversi da quelli a cui ero abituato: si trattava di gomme Hankook; quindi, era importante riuscire ad adattarsi rapidamente alle diverse situazioni. Alla fine, è andato tutto molto bene, anche se è stata un'esperienza davvero intensa.»

Com’è stato far parte del programma Young Driver lo scorso anno e come hai affrontato lo Shootout?

«È stato fantastico poter far parte di un programma di questo livello, e durante l’anno ho imparato davvero molto dai piloti ufficiali. Sono loro le persone da cui si può apprendere di più ed è fondamentale riuscire a stare il più vicino possibile a loro nel corso della stagione.
Ho ricevuto molto supporto da Sandy [Mitchell] nel British GT e nel GT World Challenge Europe, mentre per lo Shootout ho potuto contare sui consigli di Marco [Mapelli]. Sono piloti che ascoltano davvero ciò che hai da dire e che possiedono un’enorme esperienza: i loro suggerimenti sono fondamentali per un giovane pilota.»

Quali sono le tue origini nel mondo delle corse? Come sei riuscito a scalare la categoria GT?

«Fin da quando ero piccolo ho corso molto sui kart con mio padre, anche se in realtà ho iniziato a correre a livello agonistico solo intorno ai 15 anni. Detto questo, avevo già guidato molte volte sulla pista della mia zona e avevo iniziato presto a prendere confidenza con le vetture.
Poi mi trovavo ad Anglesey per una giornata in pista e un mio amico, contro il quale avevo gareggiato per anni, aveva una vettura TCR. Mi chiese se avessi voluto partecipare con lui ad alcune gare del Britcar e da lì è iniziato tutto.
Da quel momento si è trattato semplicemente di fare sempre più gare: ho partecipato alla Birkett 6 Hour Relay per ottenere le firme necessarie (per la mia licenza) e successivamente sono passato alle competizioni GT, una categoria in cui mio padre aveva corso per molti anni nella GT Cup.
Quelle vetture sono state davvero importanti per la mia crescita professionale e per il mio apprendimento, perché sono auto molto “reattive” e precise nella guida: mi hanno aiutato enormemente a sviluppare il mio stile e le mie capacità.»

Qual è l’aspetto che ti affascina maggiormente delle gare endurance?

«È davvero un insieme di tanti elementi. Mi piace innanzitutto la durata delle gare, perché naturalmente ti offre più tempo per recuperare se qualcosa va storto nelle prime fasi della corsa.
Poi c’è il fatto di condividere la vettura con altri due o tre compagni di squadra, con cui si condividono anche esperienza e responsabilità. È un grande lavoro di squadra, ed è proprio questo aspetto che mi piace particolarmente.»

Quanto è stata importante per la tua carriera la lotta per il titolo nel British GT dello scorso anno?

«È stata una grande spinta. Lottare costantemente per le prime posizioni è stato incredibile, e conquistare la vittoria a Oulton Park è stata un’esperienza fantastica.
Ovviamente il mio obiettivo è continuare a lottare per il titolo e conquistare altre vittorie in questa stagione. Sarà anche importante poter affrontare una vera preparazione precampionato insieme al mio compagno di squadra, che nel 2025 aveva saltato la prima gara dell’anno a causa di un infortunio.
Ho imparato moltissimo anche dai miei compagni di team dello scorso anno, Sandy e Patrick [Kujala]. Erano piloti molto difficili da battere, ma sento di essere migliorato tantissimo durante la stagione. Ed è proprio questo che cerco, soprattutto alla mia età: avere sempre qualcosa su cui lavorare e piccoli margini da migliorare passo dopo passo.
La scorsa stagione è andata nel migliore dei modi, ma ora l’obiettivo è puntare al titolo.

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